Foggia - Torre Andriana
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Foggia

Città della Puglia, capoluogo di provincia, situata nell’area settentrionale della regione nota storicamente come Capitanata, al centro del Tavoliere, vasta pianura cerealicola compresa tra il promontorio del Gargano a E, il subappennino dauno a O, il fiume Ofanto a S.Le origini di F. dovrebbero risalire al tempo di Roberto il Guiscardo (1015 ca.-1085), che, a partire dal 1050, avrebbe intrapreso la bonifica del territorio paludoso nei dintorni dell’antica città di Arpi.

Il primo nucleo urbano di F. si sviluppò in prossimità dell’incrocio tra strade romane locali (Arpi-Ordona, Salapia-Lucera, Salapia-Troia) con antichi tratturi funzionali alla transumanza e fondò le sue attività principali sulla pastorizia e sull’agricoltura. Il periodo di maggior splendore venne raggiunto sotto Federico II di Svevia (1194-1250), al quale si deve la trasformazione di F. in importante base strategico-militare e in centro amministrativo del regno raccolto attorno al palazzo imperiale, oggi perduto nella quasi totalità.

La più antica rappresentazione della città risale al tardo Cinquecento (Roma, Bibl. Angelica, 1214, c. 40r); dalla veduta si rileva come il nucleo antico originario si presentasse in forma di blocco compatto, avente il suo fulcro nella collegiata (od. cattedrale), attorno a cui in fasi successive si era verificato un ampliamento dei nuclei insediativi secondo anelli concentrici.

La città medievale era dotata di una cinta fortificata, distrutta da Federico II nel 1230 (Riccardo di San Germano, Chronicon) e forse non ricostruita, se nel 1349 F. risulta una città senza mura (Domenico da Gravina, Chronicon). Era divisa in quartieri chiamati pittagia, oggi non più facilmente identificabili nella mutata planimetria urbana. Intorno alla collegiata doveva situarsi il pittagium Sanctae Mariae, confinante con quello Sancti Angeli, sul sito dell’attuale palazzo Comunale. Nei pressi di porta Napoli sorgevano porta Aecana e il pittagium Sancti Martini e intorno al palazzo imperiale il pittagium Palagii.

Tra le poche vestigia monumentali risalenti al Medioevo si conserva la collegiata di S. Maria Icona Vetere; presumibilmente fondata nel 1172 o nel 1179, durante il regno di Guglielmo II il Buono (1166-1189), su un precedente edificio intitolato a sancta Maria de Focis, venne completata da maestranze federiciane (terzo-quarto decennio del sec. 13°). La collegiata ha subìto nel tempo numerosi rimaneggiamenti ed è stata ricostruita nelle parti alte dopo il terremoto del 1731; della costruzione medievale si conservano l’ordine inferiore del prospetto, pausato da arcate cieche al pari di altri edifici di culto della zona (per es. S. Maria di Siponto, S. Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo, cattedrale di Troia), la cripta, che riflette la complessa planimetria del capocroce, in rapporto con la cattedrale di Lanciano, e il ricchissimo cornicione, datato al terzo-quarto decennio del 13° secolo. Evidenti sono, per quest’ultimo, le affinità sul piano strutturale, stilistico e formale che lo collegano alla tradizione della Capitanata (per es. cattedrale di Troia), alla coeva plastica abruzzese e a quanto resta del palazzo imperiale nella stessa Foggia.

Del palazzo imperiale di Federico II, edificato nel 1223, si è conservato soltanto un archivolto sorretto da due aquile murato nel palazzo Arpi con un’iscrizione a esso relativa, dalla quale si evince il rapporto intercorso tra committenza ed esecutore, un Bartolomeo generalmente qualificato come protomagister, e la data della costruzione.

L’edificio, sorto nei pressi della collegiata, nel sito detto la pescheria, si estendeva dalla c.d. corte fino alla porta maggiore della chiesa. Dall’iscrizione si evince che il palazzo fu realizzato secondo un’idea dello stesso Federico II, che aveva voluto per F. la dignità di sede imperiale; nel 1240 la città ospitò la dieta generale del regno, convocata dall’imperatore rientrato dalla Lombardia; nel 1273 Carlo I d’Angiò fece costruire “logias magnas pulchras et decentes in balio seu curti hospicii et extra balium ipsum, si opus fuerit” (I registri della cancelleria angioina, 1957), in vista delle fastose nozze tra la principessa Beatrice e Filippo, figlio dell’imperatore di Costantinopoli. Descritto a volte come reggia (Niccolò di Iamsilla, De rebus gestis Frederici), a volte come castello (Riccardo di San Germano, Chronicon), ricordato ancora nel Settecento come un edificio “ricco di marmi, e già di statue e colonne”, quando erano ancora parzialmente in piedi “in più luoghi portioni delle sue mura” (Pacichelli, 1703), il palazzo subì nel corso dei secoli un lento e progressivo abbandono.

Un’altra frammentaria testimonianza di età medievale è costituita dai capitelli inseriti sui tre livelli del cantonale di palazzo Brancia (od. palazzo Farina) in piazza Duomo, presumibilmente di età angioina, ma di ignota provenienza.Infine, nella cappella dell’Icona Vetere, all’interno della cattedrale, si conserva la citata Madonna dei Sette Veli, una tempera su tavola raffigurante la Madonna con il Bambino, datata tra i secc. 11° e 12°, oggetto di grande venerazione. I caratteri iconografici e tecnici dell’icona suggeriscono una datazione alta e una collocazione stilistica nella corrente benedettino-cassinese attestata tra Capitanata e Abruzzo (Belli D’Elia, 1988-1989).