Troia - Torre Andriana
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troia

Troia

Città della Capitanata, lontana 22 km. da Foggia, che sorge, a 439 m. s. m., sulle colline subappenniniche della Daunia, e domina il Tavoliere di Puglia. Nel 1931 contava 7187 ab., quasi tutti accentrati: ad eccezione, infatti, di qualche rara masseria, le campagne sono prive di abitazioni. Il territorio comunale, esteso 167, 22 kmq., è coltivato prevalentemente a seminativi.

La piccola chiesa di S. Basilio, databile alla prima metà del sec. XI, rivela per prima un’icnografia di basilichetta a tre navate, di tipo pisano, mentre le coperture a botte e mezza botte mostrano influssi lombardi. La cattedrale, fondata nel 1093, è una delle più notevoli gemme del Medioevo italiano e appartiene a quel gruppo stilistico fiorito nella Capitanata con chiare derivazioni pisano-orientali nelle decorazioni esterne ad archeggiature cieche e formelle o aperture rombiche, ma con ornamentazioni di carattere pugliese nei ricchi coronamenti e nella parte superiore della facciata dove s’apre il mirabile rosone ancora chiuso dalle originali lastre di piombo traforato. Le imposte bronzee di una porta laterale furono ornate dal beneventano Oderisius, ma ancora più originali e potenti sono quelle di bronzo della porta principale (1119), dove ai fregi orientali s’innestano rilievi di ispirazione classica.

La città di Ece (Aecae) nel paese dei Dauni, sulla Via Traiana, fu già identificata nel sec. XVII da L. Holste (Holstenio) con l’odierna Troia. L’identificazione è assolutamente sicura, perché gl’itinerarî dànno una distanza di 18 o 19 miglia da Herdonia, e ciò corrisponde al luogo di Troia. L’antica città ebbe importanza nelle operazioni militari di Annibale e Fabio Massimo nella seconda guerra punica, perché, caduta in potere del primo dopo Canne, fu occupata da Fabio nel 214 a. C. Plinio (III, 105) ricorda gli abitanti Aecani e un ager aecanus è ricordato anche nel Liber coloniarum, con l’indicazione iter populo non debetur. Sotto Settimio Severo era colonia col nome di Colonia Augusta Apula Aecae. Secondo il Kubitschek appartenne alla tribù Papiria.

Sulle rovine di Ece, sorse, nel primo decennio del sec. XI, Troia; proprio in quegli anni, il catapano Basilius Bojoannes volle fare della nuova città il baluardo dei possessi bizantini in Puglia, e Troia ebbe (1022) il suo battesimo di guerra, resistendo per oltre tre anni a un assedio dell’imperatore Enrico II. Sede vescovile antichissima, divenne ben presto, per le speciali concessioni accordate alla sua chiesa dai pontefici, uno dei più importanti centri ecclesiastici del Mezzogiorno. Ligia sempre alla Santa Sede, Troia parteggiò naturalmente per Innocenzo II nella sua lotta contro re Ruggiero; ma con la morte, avvenuta proprio nelle sue mura, (1139) del duca Rainulfo, principale sostegno del papa, si spensero gli ultimi tentativi della resistenza all’unificazione meridionale sotto lo scettro normanno.

La città, ciò non pertanto, fu sempre ostile alla dinastia normanno-sveva, e, sobillata da Gregorio IX, si ribellò apertamente a Federico II, che nel 1229 la mise a sacco e a fuoco. Molto diverso il contegno dei Troiani verso la monarchia angioina, che ricompensò con larghi privilegi la loro devozione. La città, però, non rimase lungo tempo in demanio, ché, prima data in appannaggio alla regina Sancia, poi infeudata a Perrotto De Andreis, passò successivamente a Muzio Attendolo Sforza, a Garzia Cavaniglia, a Giovanni Cossa. Ritornata nel 1518 al demanio, fu rivenduta qualche anno dopo a Troiano Cavaniglia e da questo passò ai Martino conti di Altavilla; ma quando, nel 1583, la città venne venduta al troiano Ferrante Lombardo, i concittadini del nuovo feudatario si ribellarono apertamente: una deputazione dell’università venne inviata a Napoli ed ottenne dal viceré, mediante il pagamento di 52 mila ducati, un decreto di demanialità. Nel secolo seguente, però, per impellenti esigenze finanziarie della corte, Troia fu rinfeudata ai D’Avalos. Nel 1799 il movimento repubblicano ebbe pochi aderenti e la città fu tra le prime ad alzare il vessillo della controrivoluzione a favore del re. Ostile ai Francesi, che avevano fatto di Foggia il capoluogo della Capitanata, fu fedele, dopo la restaurazione, ai Borboni, dai quali ottenne l’istituzione di un Monte di pegni, e di un Monte pecuniario.